Litfiba a Roma, il rock torna a essere un atto politico

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A Rock in Roma i Litfiba hanno dimostrato che una reunion può avere un senso preciso, ben oltre l’operazione nostalgia. Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, affiancati alla batteria da Luca Martelli, hanno riportato in scena la formazione che ha segnato la stagione più visionaria e radicale della band. Al centro della serata, i quarant’anni di 17 Re, un album che all’epoca divise il pubblico ma che oggi appare come uno dei lavori più lucidi e coraggiosi della storia del rock italiano.

17 Re: un disco che parla ancora al presente

L’intero concerto è stato costruito attorno al repertorio dei primi Litfiba, evitando volutamente le hit della fase più commerciale. Una scelta netta che ha restituito tutta la forza della trilogia composta da Desaparecido17 Re e Litfiba 3, opere attraversate da una critica feroce a ogni forma di autoritarismo e da un immaginario musicale ancora oggi sorprendentemente moderno.

La scaletta ha incluso anche il brano 17 Re, rimasto fuori dall’album originale e recuperato proprio in occasione del quarantennale. La sua presenza ha completato idealmente un percorso artistico che continua a interrogare il presente, dimostrando come molti dei temi affrontati dalla band siano rimasti drammaticamente attuali.

Contro il patriarcato e contro ogni guerra

Più che un semplice concerto celebrativo, quello di Roma è stato un manifesto politico e culturale. Pelù ha trasformato il palco in uno spazio di denuncia, ribadendo come il rock possa ancora essere uno strumento di presa di posizione.

Uno dei momenti più discussi della serata è arrivato prima dell’esecuzione di Tex. Il cantante si è presentato sul palco mostrando quella che ha definito lo “scalpo” di Donald Trump: una testa di silicone legata a un lazo, fatta roteare davanti al pubblico, che ha accolto il gesto con un lungo applauso.

Pelù ha quindi preso la parola: «Allora, ve lo dico una volta per tutte, questo è fottuto rock ’n’ roll, chiaro? E questa è la parrucca della più grande testa di cazzo mai esistita alla Casa Bianca. Dov’è la CIA? Dov’è l’FBI? Dov’è il SISMI? Sono qui, raga.
Il problema non è solo l’Ice, non sono solamente i dazi e tutte le altre puttanate che sta facendo nel Golfo Persico. Il problema è che questa enorme testa di cazzo qua è semplicemente un fantoccio in mano a un criminale di guerra che si chiama Netanyahu. E noi stiamo pagando il loro gioco marcio».

Il primo momento di forte impatto visivo era arrivato poco prima durante Ferito, quando sul palco è comparsa una grande bandiera della Palestina. Un’immagine potente che ha amplificato il significato del brano, trasformandolo in un’esplicita denuncia delle guerre e della tragedia vissuta dalle popolazioni civili. Il gesto ha ribadito la vicinanza della band a chi subisce i conflitti e il rifiuto di ogni logica di sopraffazione.

Sulle note de Il vento, Pelù ha poi sventolato il tricolore, accompagnando il gesto con una dichiarazione accolta da un lungo applauso del pubblico: «Questa è e sarà sempre la bandiera dell’Italia libera e antifascista». Un messaggio che ha richiamato i valori della democrazia e della Resistenza, completando un percorso ideale che ha attraversato l’intero concerto: dalla condanna della guerra al rifiuto di ogni forma di oppressione e autoritarismo.

Nel corso della serata, la band ha ribadito anche il proprio impegno contro la violenza di genere e la cultura patriarcale, confermando una vocazione che accompagna i Litfiba fin dagli esordi: utilizzare la musica come strumento di libertà, coscienza civile e presa di posizione.

Emozione e memoria

La tensione civile ha lasciato spazio, nella parte finale del concerto, a uno dei momenti più toccanti della serata. Prima di Eroi nel vento, quartultima canzone della scaletta, Pelù ha rivolto il pensiero agli amici scomparsi. Indicando il cielo, ha dedicato il brano «a Ringo, a Paola e a tutti gli amici che sono là», trasformando uno dei pezzi simbolo dei primi Litfiba in un momento di intensa partecipazione collettiva.

La canzone, da sempre legata ai temi della libertà e della scelta di sottrarsi alla guerra, ha assunto così anche il significato di un omaggio personale, accolto dal pubblico con grande emozione.

Una reunion che guarda avanti

Questa reunion non vive di ricordi. Al contrario, utilizza un repertorio nato quarant’anni fa per raccontare il mondo di oggi. I primi Litfiba, quelli della new wave, della sperimentazione e dell’impegno civile sono l’immagine di una band che continua a considerare il rock uno strumento di coscienza collettiva.

La scaletta del concerto dei Litfiba a Rock in Roma
  • Febbre
  • 17 Re
  • Come un Dio
  • Oro Nero
  • Sulla Terra
  • Vendette
  • Ferito
  • Apapaia
  • Ballata
  • Re del Silenzio
  • Pierrot e la luna
  • Univers
  • Tango
  • Cafè Mexcal e Rosita
  • Gira nel mio cerchio
  • Cane
  • Resta
  • Il Vento
  • Istanbul
  • Santiago
  • Eroi nel vento
  • La preda
  • Tex
  • Cangaceiro

Live report di Stefania Rossi

Danilo D'Auria
Classe 1983, vive a Roma dal 2002. In questa città alimenta la sua passione per la fotografia, che cresce giorno dopo giorno. Attratto dall'atmosfera dei concerti, di cui è sempre stato un assiduo frequentatore, dal 2013 è fotografo di musica live. Dal 2014 collabora con la rivista Classic Rock, inoltre scatta anche per La Repubblica XL e 100DECIBEL. Altre sue foto sono state pubblicate su Drum Club e su ExitWell. Per quest'ultima testata ha scattato anche alcune copertine. Ha firmato anche la copertina del numero 41/2014 del magazine americano VENTS.

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