Odissea
di Christopher Nolan
con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya. Lupita Nong’o, Elliot Page, Samantha Morton, Charlize Theron
Nolan entra in Omero e ci dice che le guerre dopo tanto sangue si vincono nascosti in un cavallo di legno tra il piscio e la merda con uno fuori dal cavallo (Sinone- Page) che si sacrifica per dire una bugia ai troiani: il cavallo sarebbe un dono… Brucia Troia, finisce l’Iliade, comincia l’Odissea, con un’altra bugia condivisa, la xenìa, la legge dell’ospitalità cara a Zeus (l’avevano anche i troiani, forse li ha distrutti). La xenìa ce l’ha Penelope (Hathaway) che deve nutrire i proci guidati da Antinoo (Pattinson) che attendono a Itaca il cambio di regime: Ulisse- Damon-non torna mai: chi comanda sulla terra desolata? Ce l’ha Menelao che accoglie Telemaco (Holland) in cerca di notizie del padre (e raccoglie leggende e bugie…). Ce l’ha la stessa attrice (Nyong’o) che incarna sia Elena sfregiata da Menelao che la sorella Clitennestra che ucciderà Agamennone (due sorelle contro due fratelli). Ce l’ha Circe (Morton), ma una xenìa rovesciata: accoglie uomini che fanno i porci, li trasforma in porci, forse li cucina; ce l’ha Calipso (Theron), ninfa silenziosa che per sette anni tiene in terapia Ulisse e cura le sue angosce di reduce con forti dosi di oblio e loto (diciamolo: psicofarmaci). Non ce l’ha Polifemo, creatura deforme del dio Poseidone, ritratta mentre divora i compagni di Ulisse proprio come il Cronos dipinto da Goya che divora i suoi figli (metafora! il Tempo divora i reduci di Troia, altro che gloria), non ce l’hanno i giganti Lestrigoni, non ce l’hanno le sirene che inoculano il dubbio e il desiderio (che portano alla distruzione). L’Odissea di Nolan ha una colonna sonora materica che sembra uscita dai rimbombi di Oppenheimer ed è un delirio di buio e fuoco dove coperti dalla bugia dell’ospitalità per decreto divino (un ospite potrebbe essere un dio in incognito) gli uomini impauriti cercano di uscire dal conflitto perenne dove tutti sono cibo di tutti: lo fanno con un’intelligenza che è furbizia, violenza e sopraffazione, con la scusa della gloria, infelici perché gli dei, parola di Ulisse, sono incomprensibili, non si capisce cosa dicono. Gli dei rispondono per bocca di Atena (Zendaya): la morte, la fame, il dolore, il pianto, l’angoscia, la gioia ti sono incomprensibili? È il minimo indispensabile del linguaggio e Atena (attenti) ha il volto del rimorso dell’eroe. I morti escono dall’Ade delusi come zombi a chiedere ragione di tutta quella gloria inutile e Agamennone, il re di tutti i re, è il più deluso: un convitato di pietra senza volto, il suo elmo ha una cresta di vertebre, è la morte stessa. Il ritorno a casa di Ulisse, chiamiamolo vendetta o massacro degli usurpatori, è la continuazione della guerra (di Troia) in casa. E infatti a Ulisse costa l’esilio. Odissea è un film politico (come la lunga parte che si saltava anche a scuola: Telemaco che vagabondava in cerca di spiegazioni e alleanze) abbellito con illusioni, magie, fantasie, mostri, dei e rimorsi perché le bugie degli aedi che battono il bastone e cantano i versi (o fanno i film in Imax) consolano la nostra natura di animali capaci di disperazione. È il disagio della civiltà: Ulisse per crescere ancora deve espiare e non smette di vagare. Omerico!






































