Bluvertigo live a Roma: il ritorno di una band che continua a guardare avanti

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I Bluvertigo hanno trasformato il palco romano in uno spazio sospeso tra musica, arte e riflessione, regalando al pubblico uno spettacolo intenso, capace di andare ben oltre il tradizionale concerto rock. Con Essere Umani, la storica formazione composta da Morgan, Andy, Livio Magnini e Sergio Carnevale ha riportato in scena quell’universo sonoro e visivo che, fin dagli anni Novanta, ha rivoluzionato il panorama musicale italiano.

L’elettronica, il synth pop e la new wave restano il linguaggio della band milanese, ancora capace di fondere sperimentazione, ricerca estetica e profondità nei testi.

Un concerto che va oltre la musica

Fin dalle prime note è apparso chiaro che Essere Umani non è soltanto il titolo del tour, ma il filo conduttore dell’intero spettacolo. Dalla scaletta ai visual, ogni elemento ruota attorno al concetto di identità in un mondo sempre più dominato da tecnologia e automatismi.

Le proiezioni ideate da Sergio Carnevale e Alex Tacchi, tra pixel, geometrie e richiami all’anatomia meccanica, hanno accompagnato il concerto creando un dialogo costante tra immagini e musica. Un’estetica essenziale ma incisiva, capace di rafforzare il messaggio della serata: l’essere umano continua a resistere anche all’interno dei sistemi più freddi e artificiali.

Una scaletta tra passato e presente

L’apertura con Decadenza ha definito subito il tono della serata, affrontando il tema della perdita dei valori e della disillusione contemporanea. A seguire Il Dio denaro, critica all’ossessione per la ricchezza e alle conseguenze che questa produce nei rapporti umani.

Introducendo il brano, Morgan ha condiviso una riflessione che racchiude il senso del progetto: «Siamo in un contesto socialmente molto strano, dove si pensa che il denaro vale più della vita. Non è così. Rubare: Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, Prometeo rubava il fuoco per darlo agli umani, ma uccidere è un’altra cosa. Rubare è una disgrazia, perché i miserabili forse non hanno i mezzi, non hanno le capacità, forse vogliono nutrire i loro figli e non sanno come farlo, ma la loro vita vale quanto la mia e questo è fuori discussione.»

La scaletta ha poi attraversato oltre trent’anni di carriera alternando alcuni dei brani più rappresentativi del repertorio. Cieli neri ha emozionato il pubblico con la sua malinconia, La crisi ha trasformato la fragilità in occasione di rinascita, mentre L’assenzio ha riportato sul palco il suo raffinato intreccio di riferimenti letterari e giochi linguistici.

Il dialogo con il pubblico

Come spesso accade nei concerti dei Bluvertigo, Morgan ha più volte interrotto la musica per confrontarsi direttamente con il pubblico. Tra riflessioni e ringraziamenti, ha sottolineato quanto sia importante vedere gli spettatori cantare ogni parola delle canzoni, ricordando come quella condivisione rappresenti il senso più autentico dello scrivere musica.

Un’identità rimasta unica

Nati all’inizio degli anni Novanta, i Bluvertigo hanno costruito un linguaggio musicale personale, mescolando rock, elettronica e new wave con una cura quasi maniacale per arrangiamenti e immagine. Un percorso culminato nella celebre trilogia composta da Acidi e basi, Metallo non metallo e Zero – ovvero la famosa nevicata dell’85, dischi che hanno lasciato un segno nella musica italiana.

Dopo gli anni delle pause e dei percorsi individuali, il ritorno della formazione originale restituisce al pubblico una delle realtà artistiche più originali del panorama nazionale.

Il valore di essere umani

Più che un’operazione nostalgica, il concerto romano ha confermato la volontà dei Bluvertigo di continuare a interrogarsi sul presente attraverso una proposta artistica che unisce ricerca sonora e riflessione culturale.

A chiudere lo spettacolo, dopo i titoli di coda, sullo schermo è apparsa una frase che ha sintetizzato il messaggio dell’intero progetto: «L’umanità è l’insieme degli esseri viventi che si riconoscono simili nonostante differenti.»

Un finale che racchiude il significato di Essere Umani: riportare al centro la persona e la capacità di riconoscersi nell’altro, anche in un mondo sempre più governato da algoritmi e automazioni.

Live report di Stefania Rossi

 

La fotogallery del live
Danilo D'Auria
Classe 1983, vive a Roma dal 2002. In questa città alimenta la sua passione per la fotografia, che cresce giorno dopo giorno. Attratto dall'atmosfera dei concerti, di cui è sempre stato un assiduo frequentatore, dal 2013 è fotografo di musica live. Dal 2014 collabora con la rivista Classic Rock, inoltre scatta anche per La Repubblica XL e 100DECIBEL. Altre sue foto sono state pubblicate su Drum Club e su ExitWell. Per quest'ultima testata ha scattato anche alcune copertine. Ha firmato anche la copertina del numero 41/2014 del magazine americano VENTS.

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