Non servono effetti speciali quando sul palco c’è Edoardo Bennato: al Circo Massimo di Roma il cantautore napoletano dimostra che il rock d’autore può ancora riempire uno dei luoghi più iconici della Capitale facendo leva esclusivamente su canzoni, energia e una presenza scenica costruita in oltre cinquant’anni di carriera. A pochi giorni dal traguardo degli ottant’anni, Bennato si conferma un artista fuori dagli schemi, capace di tenere il palco con la stessa urgenza espressiva che lo ha reso una delle voci più originali della musica italiana.
Il filo di Pinocchio
Il tour prende il nome da Quando sarò grande, richiamando idealmente Burattino senza fili, il concept album del 1977 ispirato a Pinocchio che ha segnato una svolta nella carriera dell’artista. Un disco che, ancora oggi, continua a offrire chiavi di lettura sorprendentemente attuali e che resta il cuore pulsante dello spettacolo.
L’apertura è affidata a Dotti, medici e sapienti, eseguita insieme al Quartetto Flegreo. La scaletta prosegue con In fila per tre e A cosa serve la guerra, brani che mantengono intatta la loro forza critica e il loro spirito provocatorio.
Una lezione di palco
La forza del concerto sta anche nella sua essenzialità. Bennato passa con naturalezza dalla dimensione di one man band, marchio di fabbrica che lo accompagna dagli esordi, a quella corale insieme alla Be-Band. Nessuna concessione alla nostalgia fine a sé stessa: ogni canzone viene restituita con la stessa energia che l’ha resa un classico.
Da L’isola che non c’è a Cantautore, fino a Un giorno credi, il repertorio attraversa decenni di musica italiana senza perdere mordente. A impreziosire la serata è anche la partecipazione del soprano Maria Chiara Chizzoni, salita sul palco per uno degli interventi più suggestivi del concerto, aggiungendo una sfumatura inedita a uno spettacolo già ricco di cambi di atmosfera.
Collodi racconta ancora il presente
Bennato non rinuncia a leggere l’attualità attraverso le sue metafore. Prima di eseguire il brano che dà il titolo alla tournée, si rivolge al pubblico con una frase che sintetizza perfettamente il suo pensiero: «Ma come ha fatto Collodi a inventarsi anni fa i personaggi che oggi troviamo nei telegiornali?». Una battuta che scatena applausi e sorrisi, ricordando quanto l’universo di Pinocchio continui a essere uno specchio della società contemporanea.
L’abbraccio con Leo Gassmann
Tra i momenti più intensi della serata c’è l’ingresso di Leo Gassmann, che aveva già aperto il concerto. Insieme interpretano Io vorrei che per te, in un passaggio che mette simbolicamente in dialogo due generazioni di cantautori, unite dalla stessa attenzione alla forza della parola e della melodia.
Due ore di rock senza età
Il finale è affidato a Tu vuoi l’America, che chiude quasi due ore di musica tra cori, applausi e una lunga ovazione. Anche il concerto romano conferma ciò che Bennato continua a dimostrare da decenni: il suo non è un rock da museo, ma una musica viva, capace di conservare lo spirito ribelle delle origini e di parlare ancora al presente con sorprendente lucidità.
Live report di Stefania Rossi






































