David Riondino ci ha lasciato nel marzo scorso, dopo una lunga lotta con la malattia. Figura poliedrica della cultura italiana, è stato attore, cantautore, scrittore e autore satirico. Dalle collaborazioni a teatro con Paolo Rossi e Dario Vergassola è passato alla musica d’autore, alla radio, alla tv, ai libri e ai reading poetici. La sua cifra combinava ironia intelligente, eleganza narrativa, gusto per l’ibrido tra parola e musica e ne ha fatto un artigiano della voce che ha attraversato per quarant’anni le scene con discrezione e finezza, senza costringersi in un solo ambito o ruolo.

All’inizio degli anni Novanta incise l’album Non svegliate l’amore, cui parteciparono anche Angelo Branduardi e Giovanna Marini e che divenne l’apprezzato tour teatrale Paesaggi dopo una battaglia con Serena Nono e Francesca Breschi. Oggi la squi[libri] ripropone quell’album in versione cd-book e con arrangiamenti diversi, opera del chitarrista Maurizio Geri e che vedono in particolare la partecipazione della cantante Claudia Tellini, del clarinettista jazz Gabriele Mirabassi, del violinista Ruben Chaviano, del percussionista Matteo Scarpettini.

La confezione, oltre al cd, propone un libretto di 45 pagine in cui Riondino ne spiega la profonda genesi creativa, il panorama socio-culturale e personale in cui nacque, l’elaborazione teorica che sottintendeva, partendo dall’idea che i biblici Cantico dei cantici ed Ecclesiaste (allora apparsi nella particolare traduzione di Guido Ceronetti) furono le matrici della canzone d’autore di tutti i tempi nelle sue varianti di canto d’amore e canto esistenziale.

A 35 anni di distanza il disco – per l’occasione sottotitolato Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore – non perde nulla del suo interesse, del suo carisma e della sua attualità. David Riondino, con la sua intelligenza obliqua e la sua ironia che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce, costruisce un album che è insieme ricerca e confessione, gioco e sentimento, esercizio di stile e dichiarazione di poetica. È un oggetto ibrido, come lo erano spesso le sue creazioni: un luogo dove la parola non si limita a essere testo, ma diventa gesto, musica, ritmo, memoria.

Non svegliate l’amore è un modo per dire che l’amore, quando dorme, non è assente, è sempre presente, in una fase di incubazione, di trasformazione, di silenziosa attività. E insieme che segna un periodo di ricerca personale, di approfondimento delle prospettive e del tempo che corre, di analisi dell’io e del suo essere al mondo, del sacro che vive in ognuno. Riondino lo tratta come una creatura che vive di vita propria, che non va forzata, che non sopporta le luci troppo forti. E così il disco diventa una sorta di manuale poetico per chi sa che i sentimenti non si comandano, si osservano.

Tutto il nuovo andamento acustico delle canzoni – 14, con due delicati pezzi strumentali firmati da Geri in più rispetto all’originale – ha uno spessore discreto e suggestivo, che mette in luce l’incisività e la poesia dei testi, cinque ispirati al Cantico, sette all’Ecclesiaste, qua e là espressi con uno spoken word robusto e il clima sonoro in cui vivono, che ricorda in certi momenti Fabrizio De Andrè in altri Bob Dylan, in altri ancora Leonard Cohen oppure Franco Battiato. Gli arrangiamenti sobri, con chitarre che disegnano linee sottili, fiati che entrano come commenti, percussioni che non marcano il tempo ma lo suggeriscono. Possiedono una grazia che oggi sembra quasi un atto di resistenza.

Seppure il tema centrale sia prima l’amore – l’amore come pratica, come inciampo, come malinteso, come occasione di comicità involontaria – poi la vita e il suo significato c’è una malinconia sottile che attraversa tutto il disco. Una consapevolezza che arriva quando si è vissuto abbastanza da sapere che l’amore non è mai dove lo si cerca, e che spesso si manifesta nei dettagli più insignificanti. E che “agitarsi per qualcosa cosa servirà/ il ritmo di ogni cosa è buono tutto va/ anche se i nostri cuori sono specchio del mondo/ un principio una fine/ chi la troverà”.

David Riondino non fa il moralista, né il saggio o il poeta che pontifica, fa l’artigiano della parola. E la sua voce, che negli anni è diventata sempre più morbida, sembra qui voler lasciare un testamento di leggerezza, disegnando un modo di stare nel mondo senza arroganza, senza fretta, senza la pretesa di avere capito tutto.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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